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    Aprile 2008  
       
 

Eccomi tornata da Sighet, una settimana fa ero appena arrivata…son contenta di essere qui nel calore della mia famiglia, allo stesso tempo sono contenta di aver fatto ancora una volta questa esperienza, ogni anno diversa.

In particolare questa volta eravamo un bel gruppo, tra nostri volontari venuti o per avviare nuovi progetti o semplicemente per finalmente vedere e rendersi conto di persona di cosa significa veramente vivere nel centro per l’infanzia di Sighet, Romania. Inoltre con noi c’erano tre volontari dell’associazione “Aiutiamoli a vivere”, venuti ad effettuare un sopralluogo in vista della realizzazione di un nostro progetto di ristrutturazione edilizia.

Il fatto di essere in otto e di essere tutti volontari, accumunati dalla voglia di fare qualcosa per gli altri, una volta tanto senza bisogno o necessità di mettersi in mostra o di competere, ha fatto sì che si creasse subito una bella intimità, spesso ironica e un po’ da bar, come per sdrammatizzare gli scenari che ci venivano presentati: bambini che nessuno vuole, personale che non ha voglia di far nulla, vicini che tirano pietre o cd dal quarto piano delle case antistanti sulla testa dei bambini che stanno giocando nel nostro parco giochi…ma anche momenti di grande concentrazione sui progetti e di condivisione generosa delle esperienze da parte di chi ha sulle spalle tanti anni di volontariato (molti più di noi, come gli amici di “Aiutiamoli a vivere”).

A Sighet cosa è cambiato rispetto a un anno fa? Be’, il paese è sempre il solito, case degli emigranti in costruzione, nuovi supermercati e negozi di seconda mano, sempre meno carretti e donne in costume, ma i bambini senza famiglia sono sempre lì, in un paese che nonostante l’ingresso nella Cee non ha ancora riaperto all’adozione internazionale, in una Sighet piena zeppa di bambini con disabilità psichiche grazie agli effetti dell’alcolismo e di ragazze madri di 15 anni, dove per avere un supporto psichiatrico bisogna fare, se ti va bene, 4 ore di auto per arrivare a Cluj. Ho proposto di far venire e pagare uno psicologo specializzato in disabilità, mi è stato risposto che nessuno vuol vivere a Sighet, troppo piccola (45.000 abitanti), troppo isolata (c’è un passo di montagna che d’inverno rende difficoltosa la viabilità), chi va a studiare a Cluj non torna indietro…

Arrivando al Centro quello che mi ha colpito è stato vedere il nostro muro non solo intatto ma colorato di mille disegni fatti dai bambini insieme ai volontari di un liceo artistico londinese, che hanno reso il muro non solo una difesa dai vandali, ma anche un pannello colorato e gioioso che invita ad entrare nel giardino e a giocare allegramente e tutto questo grazie ai nostri sforzi! La direttrice Viorica mi dice che ogni giorno, arrivando al Centro (ci si accede da dietro, dove c’è il giardino) butta un occhio e pensa a noi….
Chissà che bello quest’estate, quando arriveranno lo scivolo, le altalene e le altre attrezzature che stiamo comprando!!!
C’è anche la casetta dei conigli, uno grigio e uno bianco, i bambini ci vanno pazzi, sono spesso lì ad accarezzarli.

Poi entriamo e mi stupisce sempre la gioia e l’affettuosità di questi bimbi, nonostante siano senza genitori, non si arrendono e vengono da noi “pretendendo” coccole e attenzioni, ci danno baci, ridono sentendoci parlare in italiano…
Poi andiamo alla casa famiglia dei bambini con handicap grave e lì il sorriso ci si spegne sulle labbra, c’è il bimbo che si morde le mani fino a scarnificarle, chi si dondola sul divano, chi ci aggredisce con pugni, ci indicano la bimba che vive grazie ai nostri omogeneizzati perché ha lo stomaco rovinato perché ingoia qualsiasi oggetto le capiti a tiro, io come sempre mi paralizzo, mi tengo vigliaccamente in disparte, e penso a mo’ di giustificazione con me stessa: “be’ questa volta ho portato gli psicologi, finalmente si parte!”
Non ci vuol molto ai nostri volontari psicologi che lavorano nel campo ad inquadrare il problema: personale non qualificato ed insufficiente, nessuna assistenza specializzata, casi gravi e difficili. Loro sono rimasti qualche giorno in più per andare a fondo ai problemi e proporre soluzioni concrete e utili, di questo ne riparleremo.

Il giorno dopo andiamo in un liceo a parlare di volontariato: questo era un progetto a cui tenevo molto: perché non ci sono volontari locali, dico io? Bisogna iniziare a lavorare sul concetto di  solidarietà con le nuove generazioni e così facciamo, gli spieghiamo cosa significa volontariato, ci ascoltano, un po’ intimiditi però ci fanno qualche domanda e Sergio, uno dei nostri vulcanici volontari improvvisa un invito al Centro per il giorno seguente: 20 ragazzi accettano e si presentano puntualmente accolti gioiosamente dai bambini. Morale, quest’ estate  organizzeremo un po’ di formazione a questi volontari in erba che intratterranno i bambini con giochi e soprattutto impareranno quanto è gratificante fare volontariato.

Poi con i “colleghi” dell’altra associazione stiliamo un elenco dei lavori da fare e degli arredi da acquistare, 4 bagni, la moquette da sostituire con il parquet più pratico e igienico in molte stanze, armadi che mancano, letti e tavoli che cadono a pezzi, il conto sale, speriamo che ci liquidino il 5 per mille del 2006, i soldi raccolti a Natale sono già mentalmente spesi e non bastano…non importa, in qualche modo faremo, penso io, ce l’abbiamo fatta quando da zero dovevamo raccogliere 30.000 euro per costruire il nuovo muro…chi ci fa paura?

Sono così incosciente che mi concedo anche di immaginare oltre, nel 2009: di fianco al Centro c’è una casetta un po’ diroccata, ma bellissima ancora: Giacomo, l’architetto di “Aiutiamoli a vivere” che ha l’occhio clinico dice che se la sistemiamo diventa bellissima, ci parla della sua esperienza in Bielorussia sulla formazione professionale con l’obiettivo di insegnare un mestiere ai bambini che usciranno da questi istituti: taglio e cuci, parrucchiere, falegname, cuoca….Fisso l’edificio e sogno, già me lo immagino un negozio Sos Bambini  pieno di attività al pubblico come sbocco di un percorso di apprendimento!
Anche il parco giochi me l’ero immaginato e ora è realtà, perciò continuo a sognare…
Ripartiamo dopo quattro giorni di intensa attività: le idee sono più chiare, i progetti hanno preso forma: la Direttrice si commuove alla nostra partenza, le dico per farla sorridere: “pensa l’anno prossimo quando torneremo, quante cose saranno ancora migliorate…” ci abbracciamo forte, io penso “per noi è facile, ce ne ritorniamo a casa, ma lei resta qui a lottare con la burocrazia, i pochi soldi, i suoi capi che quando lei fa presente le situazioni più estreme  e chiede aiuto le rispondono che è lei la Responsabile!”
Meno male che esistono persone come lei!

 

 
conigliera
ragazzi al liceo
volontari e bimbi
cena finale
La conigliera ha successo!
i ragazzi del liceo seguono il nostro intervento
i volontari simpatizzano con i bambini
la cena di fine viaggio di tutti i volontari a Sighet
muro colorato
sogno o realtà
Il muro diventa un festoso pannello
il nostro progetto 2009: sogno o realtà?