Appunti di viaggio di un infiltrato.
Leggo un articolo sull’Espresso “in vacanza con calce e piastrella”, mi chiedo – Perché no? – Il 29 luglio invio una E-Mail all’indirizzo indicato e, dopo una serie di contatti con l’arch. Pietro Galli, mi viene comunicato che un gruppo di volontari per un lavoro a Sighetu in Romania partirà da Orio al Serio il 2 di agosto e che io potrei aggiungermi! Metto velocemente qualcosa in valigia ed il 2 agosto parto da Cuneo per l’aeroporto indicatomi. Accalcato al Check-in trovo un gruppo di simpatiche persone che fra loro parlano una lingua a me incomprensibile, il bergamasco ma con cui mi trovo subito a mio agio. Dopo due ore di volo e quattro di pulman arriviamo a Sighetu – un paese ai confini con l’Ucraina - ed il giorno dopo si inizia il lavoro con lo scopo di ristrutturare alcune parti di un orfanotrofio.
L’inizio è stato duro perché quasi tutti i miei compagni di lavoro sono persone del mestiere con anni di esperienza sulle spalle mentre io sono un semplice hobbista, ma dopo un po’ ho cominciato a carburare anch’io. Affianco Michele, un falegname di grande esperienza che ho subito soprannominato “il Maestro”, insieme lavoriamo 12 ore al giorno con una breve pausa per il pranzo, e la sera sciamiamo per le vie del paese. Purtroppo abbiamo qualche difficoltà con la lingua, pochissimi parlano l’italiano, nessuno l’inglese o il francese, ma nei negozi ci aiuta la famosa mimica italiana e riusciamo in ogni caso a farci capire.
Dopo 15 giorni di duro lavoro, superando una serie di difficoltà, la squadra di una quindicina di persone ha ristrutturato i pavimenti, i mobili, le porte, i bagni dell’orfanotrofio e di una serie di case-famiglia, inoltre ha montato un serra gigantesca, una serie di giochi in legno per i bimbi e posato un bel po’ di metri di autobloccanti.
Concludendo, è stata un’esperienza interessante che mi ha permesso di confrontarmi con persone di grande umanità e disponibilità e di conoscere una realtà molto lontana dagli standard che riportano i mezzi di informazione.
Vorrei, se possibile, ringraziare Pietro Galli, che mi ha dato la possibilità di fare questa esperienza, tutti i miei compagni di lavoro, il mio ” Maestro “ e la stratosferica cuoca che si è fatta in quattro per cucinare con fantasia anche dei piatti locali.
Attilio Borda Bossana