Sono partita dall’Italia cercando di non avere aspettative, poiché si sa che le aspettative vengono comunque disattese, però è talmente l’abitudine a avere aspettative che in cuor tuo ti aspetti sempre qualcosa….Andavo a fare volontariato in Romania perché volevo umilmente donare Amore e avevo bisogno di Amore e lì i bambini mi hanno insegnato a Amare di quell’Amore che non ha bisogno di parole conosciute o di linguaggi parlati , ma che nasce spontaneo e dona senza ricevere e riceve senza donare, in uno scambio reciproco unico e equilibrato.
Arrivata a Sighet ti accorgi che la vita per te è come se andasse indietro al tempo di quando eri piccola e forse anche di prima che tu nascessi ( io ho 57 anni): barrocci trainati da cavalli, donne che tirano a mano un carrettino con i prodotti dell’orto, strade dissestate, negozi e abitazioni fatiscenti….rimani disorientata, o almeno per me è stato così e nel disorientamento decidi di osservare l’ambiente e le persone che ti circondano per cercare di entrare nella loro mentalità e cultura. Nell’aria c’è comunque un’aria gioiosa, fiori dappertutto e musica popolare che senti in ogni ora del giorno, le persone sono accoglienti e disponibili e cercano in ogni caso di metterti a tuo agio.
Decido di scrivere un diario per mettere nero su bianco ciò che ogni giorno mi capita e le sensazioni che avverto. Riporto di seguito le pagine e i passi che mi sembrano più interessanti annotando anche il giorno, in cui sono stati scritti.
Giovedì 7 agosto
C’ è un grande caos qui, tutti qui urlano e vociano, adesso non c’è nessuno italiano e nessuno che parla italiano. Nel pomeriggio cercavo di giocare con i bambini nella sala giochi, è entrata un’educatrice, ha acceso la Tv così che i bambini hanno smesso di giocare. Mi sento come un’estranea qui, e in fondo lo sono, in questa grande casa. Fra poco sarà buio e poi notte, chissà se urlano anche quando dormono! Mi hanno detto di chiudere a chiave la porta per evitare eventuali furti… ma non mi hanno dato la chiave!!!
Domenica 10 agosto
Sono arrivati tre bambini al centro di urgenza: sei, quattro, due anni. La mamma è scappata in Italia e il babbo si ubriacava sempre e li picchiava. Tutti e tre hanno lividi al viso e su tutto il corpo. Adesso sono in isolamento, verranno fatti stare con gli altri bambini dopo gli esami clinici di routine. Ho provato un grande dolore…profondo, intenso,lacerante, impotente. Il più piccolo ha sempre lo sguardo nel vuoto, non riesce a dormire, sta di continuo con gli occhi sbarrati. Sto piangendo, oggi non ho voglia di stare con gli altri, ho voglia di stare da sola.
Venerdì 15 agosto
Oggi sono stata alla casa famiglia dei disabili, è stato un impatto forte. Ho ricevuto tanto Amore oggi, sensazioni profondamente intense, toccanti. Non ho percepito dolore, anzi ho percepito Amore. Mi sento bene qui.
Mercoledì 20 agosto
Sono qui nella mia stanza, fuori il mondo con i suoi rumori, le auto che passano per strada. I bambini sono a letto, i cani non hanno fame ed io sono qui a ripensare alla mia giornata. Non so parlare rumeno, ma i bambini mi capiscono, ci metto più io a capire loro, ma quando vogliono qualcosa si fanno intendere con i gesti. Stamani il bambino che faceva i dispetti a Lupu ( un grosso cane nero trovatello ), si è fatto avanti verso di me. Ogni bambino ha i suoi tempi e i suoi modi: ci sono bambini come F. e M. che ti tendono subito le mani, ti baciano e vogliono subito essere coccolati, c’è chi come D. che rimane in sordina e ti studia per vedere che tipo sei e quando si accorge che puoi essere in sintonia con lui, si concede senza ostacoli. E poi c’è G., un bambino con dei grandi occhi furbi, che apprende con facilità l’italiano e che oggi mi si è accoccolato poggiando il capo sulle mie ginocchia e lasciandosi cullare dalle mie carezze e dalla mia voce. Cerco di scacciare dalla mia mente la razionalità di certi comportamenti. Cerco di non aspettarmi niente né dagli adulti né dai bambini, ma di “afferrare” tutto ciò che è energia positiva e di trasformare ciò che è, lì per lì, energia non positiva in qualcosa che fa bene a me.
Giovedì 22 agosto
In genere non faccio giochi di gruppo, i bambini preferiscono con me ( o preferisco io?non lo so) un rapporto duale. Non amo cercare i bambini, preferisco che siano loro a cercare me e anche se non capisco nulla o poco quando parlano, va bene così. L’Amore non ha parole. Si mettono sul dondolo, sdraiati e appoggiano la testa sulle mie gambe, io accarezzo la loro testa, il viso, il petto e la pancia e canto una canzone. Loro parlano e io non capisco nulla, ma non importa.
Perché di semplici cose è fatta la vita. In quest’angolo sperduto della Romania, indietro al dopoguerra italiano, dove gente povera ruba per avere le cose che non ha, perché, ahimè, la Tv c’è anche qui e fa vedere un mondo fatto di persone felici, spensierate e senza problemi. Le persone che ho conosciuto qui penso che siano persone che non sono state amate, sono persone che hanno subito violenza da mariti e padri. Ogni donna qui ha un telefono cellulare magari non ha lavoro, ma ha un cellulare, e io mi sto chiedendo… è questa la civiltà che noi vogliamo propinare a loro? Andiamo orgogliosi della nostra cultura e della nostra civiltà, mi chiedo se non siamo presuntuosi. Vogliamo a tutti i costi inghiottire questa gente nella morsa del benessere. Perché tutto ciò?
Forse siamo gelosi del loro spirito libero, del loro lasciare che i bambini se la cavino da soli, che si sporchino, che mangino quando hanno fame e dormano quando hanno sonno. Così che portando la nostra “civiltà” mascherandola per necessità, priviamo questa gente del bene più prezioso in cambio di un cellulare e di un tubetto di dentifricio.
Domenica 24 agosto
Sulla strada davanti alla finestra della mia camera, passa un carro trainato da cavalli, un corteo di auto vestite di palloncini annuncia un matrimonio. La vita al di là di queste mura pulsa e va avanti noncurante di questi bambini senza mamma né babbo e con poco amore rubato. Sono scesa a trovare i bambini, ho portato loro dei dolci, mi sono corsi incontro, mi hanno abbracciato. Era forte e caloroso quell’abbraccio ed io ne sono rimasta commossa. Sto facendo scorta di Amore, di calore in questa giornata fredda e piovosa. E’ difficile dire che cosa provo, non conosco le parole per descrivere questa emozione…appagamento? Felicità? Tenerezza? Emozione profonda? Ora vorrei non partire mai più da questo luogo che mi sta dando tanto amore e serenità…ma non posso sempre stare qui. Ho un po’ di nostalgia delle mie cose, dei miei cani, della Milù, della mia stanza. Questa stanza che adesso mi vede ospite, che non ha conosciuto lacrime. È una stanza di passaggio che mi ha visto donna con le sembianze di bambina e bambina con i vestiti di donna. La mia camera in Italia ha assistito confortandomi, alle mie paure e ai miei desideri, chissà come la sentirò quando tornerò in Italia! Questa non è la mia camera, è la camera dei sogni: nessuna suppellettile inutile, nessun ricordo…
Ecco! Adesso mi sento un po’ melanconica e mi viene quasi da piangere. Perché dovrei piangere? Non so… per quella sottile nostalgia o forse perché sono consapevole che quando tornerò in Italia non so se riuscirò a ristabilire questo senso di serenità che mi invade qui?…
Ma no! Ci riuscirò perché io sono cambiata e mi porterò dietro, custodendolo con cura, tutto ciò che questa esperienza mi ha dato.