SIGHET, agosto 2008.
Una bella esperienza. Davvero.
Amici e conoscenti mi hanno chiesto come mi è venuta l'idea di una vacanza così e perchè proprio la Romania. La risposta è che per i miei quindici giorni di vacanza in agosto desideravo vivere delle emozioni, intrecciare rapporti e reciproci scambi con altre persone, con altre storie, altri costumi, altre tradizioni. Non avevo voglia di banalità e di ombrelloni. La Romania è capitata per caso. Sono volontaria dal 2006 in una comunità per minori nella provincia di Biella, e, a giugno, girovagando per il web, ho inviato alcune proposte di "volontariato estivo" ad alcune case famiglia e a SOS Bambini. Sos Bambini sono stati i primi a rispondere, e così ci siamo conosciuti e abbiamo concordato il mio soggiorno a Sighet.
Mi ero preparata al peggio. Mi aspettavo una situazione molto disastrata, emotivamente significativa ma forse anche troppo forte per la mia esperienza. Inoltre, i miei quindici giorni di vacanza coincidevano con la fine di un anomalo periodo di alluvioni e disagi, che aveva colpito duramente tutta la zona del Maramures. Ero preoccupata altresì per la poca dimestichezza con la lingua locale e per la buona riuscita dei due progetti che avrei dovuto portare avanti con un'altra volontaria che affiancavo nello stesso intervallo di tempo.
Ho trovato invece una situazione tranquilla, un ambiente accogliente, disponibile e cordiale. La semplicità di tessere rapporti con le persone presenti in istituto e la loro calorosa ospitalità, hanno reso il nostro soggiorno un prezioso momento di intimo incontro tra culture differenti. Anche piccoli gesti come cucinare, condividere i ritmi della giornata, "chiacchierare" prima di addormentarsi e ridere delle strampalate incomprensioni linguistiche, mi hanno permesso di conoscere da vicino le loro storie, i loro valori e le loro realtà quotidiane.
Le difficoltà che ho incontrato sono sicuramente di natura logistica e non emotiva. Principalmente è stato difficoltoso organizzare incontri con i ragazzi delle scuole superiori - con i quali avremmo dovuto organizzare un piccolo corso di formazione per metterli a conoscenza delle attività che facciamo noi in Italia con i bambini - per incentivarli al volontariato presso l'Istituto e presso le case famiglia anche durante i lunghi periodi invernali. Siamo riuscite ad organizzare un solo incontro.
Per quanto riguarda l'attività con i bambini, il panorama è vasto: ci si può sbizzarrire a proporre giochi, laboratori, attività artistiche di qualsiasi genere. Sono molto disponibili e ricettivi, e si riescono a fare giochi cumulativi con bambini di età molto diverse. Tendenzialmente anche i bambini di 6/7 anni partecipano alle attività e ai giochi di bambini molto più piccoli. Questo perchè probabilmente non sono mai stati abituati a prender parte al gioco organizzato. Il gioco, se gestito da loro, è assolutamente libero e non ha specifici fini educativi.
La sensazione generale che ho avvertito durante la mia permanenza a Sighet è comunque poco propositiva. Credo che la loro mentalità al momento sia ancora molto legata ad un atteggiamento di "rassegnazione", di assenza di ambizioni. Ci si accontenta, ma non si investe davvero per migliorare la qualità della vita. Si sopravvive.
Credo che la cosa importante sia non dimenticare che siamo "ospiti" a casa loro, e che dobbiamo inserirci con molta umiltà nelle loro vite e nelle loro abitudini. Come italiana e imprenditrice, ho faticato ad adeguarmi ai loro ritmi, alla loro "calma piatta", ai loro usi e costumi e alla loro "alimentazione" (uno scoglio grandissimo). Ma, ad ogni modo, sono felice di aver vissuto quest'esperienza, e di aver visto uno scorcio di Romania così vero e così distante dalle mete turistiche.